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pubblico. Nino Gioè, ad esempio, è stato un uomo d’onore legato a Leoluca Bagarella, arrestato nel 1979 dal commissario Boris Giuliano e poi anni dopo, nel 1992, lo ritroviamo a Capaci accanto a... continua
, nelle campagne a due passi da Palermo un tempo dominate da Giovanni Brusca e dai suoi fratelli. Ma quelle raffiche di mitragliatori, quei colpi a ripetizione di pistole e fucili di precisione che hanno fatto scattare un vero e proprio blitz dei... continua
cominciare dalle quelle di Capaci e via D’Amelio nell’estate ’92. Giuseppe, aveva 13 anni quando il 23 novembre del 1993 fu rapito dagli uomini di Cosa Nostra, che lo tennero prigioniero per 779 giorni e alla fine lo uccisero, dopo di che il suo corpo venne sciolto... continua
venne ritenuto credibile. I boss Salvatore Cancemi e Mario Di Matteo e Gioacchino La Barbera, alla voce Scarantino, dissero che non l’avevano mai sentito nominare. Giovanni Brusca, in aula, dimostrò che era un ballista spaziale, un palese... continua
inquinata non avevano segreti, ma i veri pentiti, quelli importanti, a cominciare da Giovanni Brusca, hanno sempre detto di non averlo mai conosciuto. Cominciata la collaborazione con Paolo Borsellino, al tempo in cui il magistato dirigeva la... continua
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Testimone in un processo a carico contro gli assassini Virga e Mazzara, il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca ha raccontato che Totò Riina, appresa la notizia della morte del... continua
ragazzino era stato sequestrato il 23 novembre 1993. L’obiettivo dei mafiosi era tappare la bocca al pentito Santino Di Matteo, padre dell’ostaggio. Il collaboratore continuò invece a parlare e il figlio fu ucciso, e il corpo sciolto nell’acido, su ordine di... continua
Di Matteo, padre dell’ostaggio. Il collaboratore continuo’ invece a parlare e il figlio fu ucciso, e il corpo sciolto nell’acido, su ordine di Giovanni Brusca, nel gennaio 1996 , dopo oltre due anni di prigionia. Per l’accusa Giuseppe Graviano... continua
di Palermo nelle quali poteva trovarsi l’abitazione di Totò Riina. Di Maggio era stato costretto a fuggire dalla Sicilia temendo per la sua vita dopo i dissidi con il “Capo” sulle attività economiche gestite dall’organizzazione. Gestione che passò in mano a... continua
compito di gestire l’ostaggio in una prigione a Valderice, in provincia di Trapani. Ma sorsero in seguito “problemi” e Giovanni Brusca, mandante del rapimento, riprese poi in consegna il ragazzino. In quel periodo, secondo Sinacori, Matteo... continua
agenti della Dia che lo convinsero a salire in auto raccontandogli che avrebbero dovuto portarlo dal padre. ‘’Papà, amore mio’’, esclamò il ragazzino, e quelle parole segnarono l’inizio di un incubo concluso la sera dell’11 gennaio 1996 quando Giovanni... continua
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grande delle dichiarazioni di un pentito. E decisero di sbarazzarsene. Fu Giovanni Brusca a ordinare di ucciderlo, sporcando indelebilmente di disonore la storia dell’umanità. Era l’11 gennaio 1996, dopo 779 giorni di prigionia. Il capomafia di... continua
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