Nuovo annuncio di Trump: sarà lui il nuovo Presidente della Fed

Un annuncio che scuote i mercati, un’istituzione che non ama le sorprese: quando la politica incrocia la banca centrale, ogni parola pesa come un tasso d’interesse.

Che cos’è la Federal Reserve

La Federal Reserve, o banca centrale degli Stati Uniti, gestisce la politica monetaria. Ha un mandato doppio: stabilità dei prezzi e piena occupazione. Decide il tasso sui federal funds, regola le banche, fa da scudo nelle crisi. È un sistema a più livelli: il Board di Washington (sette governatori) e le 12 banche regionali. Il cuore delle decisioni è il FOMC, il comitato che vota sui tassi: sette governatori più cinque presidenti regionali, con New York sempre al tavolo.

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Negli ultimi anni la Fed

ha fronteggiato l’inflazione più alta dagli anni ’80, con un picco oltre il 9% nel 2022. Ha alzato i tassi fino al 5,25%-5,50% nel 2023 e poi gestito la discesa con cautela. Il bilancio, cresciuto oltre i 7-8 trilioni di dollari dopo le crisi, viene ridotto gradualmente. È un lavoro chirurgico: fermare i prezzi senza spegnere l’economia.

Chi l’ha guidata finora?

Nomi noti: Jerome Powell (in carica dal 2018, mandato da presidente del Board fino a metà 2026), Janet Yellen, Ben Bernanke, Alan Greenspan, Paul Volcker. Profili diversi, una costante: indipendenza operativa e forte credibilità. Due parole che, alla Fed, valgono più di qualsiasi slogan.

Ed eccoci al punto caldo.

Donald Trump ha fatto circolare l’idea: “sarò io il nuovo Presidente della Fed”. Al momento non esistono conferme verificabili che rendano effettiva la nomina. La legge è chiara: il Presidente degli Stati Uniti nomina il presidente della Fed scegliendolo tra i governatori del Board (o nominando contestualmente governatore), e il Senato deve confermare. È possibile in astratto che un ex presidente venga nominato? Sì. È successo prima? No. Sarebbe un precedente assoluto, con inevitabili ricadute politiche e di mercato. E c’è un dettaglio temporale: il mandato di Powell scade a maggio 2026; un cambio prima richiederebbe un processo formale e un voto del Senato.

Chi è Kevin Warsh

Nel dibattito spunta spesso Kevin Warsh. Ex governatore della Fed (2006-2011), background a Morgan Stanley, ruolo di collegamento con Wall Street durante la crisi del 2008. Considerato pragmatico, incline a leggere i mercati finanziari come sensori anticipati dell’economia. È stato valutato per la guida della Fed già nel 2017 e viene descritto come figura ascoltata negli ambienti repubblicani. “Amico di Trump”? L’etichetta circola, ma non ci sono elementi pubblici univoci che la rendano un fatto. Di certo, è un nome che i mercati conoscono e che evoca una Fed più attenta alla curva dei rendimenti e alla disciplina anti-inflazione.

Cosa cambierebbe con un presidente “politico” alla Fed?

La credibilità è l’asset più prezioso della banca centrale. Se il mercato dubita dell’indipendenza, i tassi a lungo possono salire, il dollaro può oscillare, e ogni parola del FOMC costa più fatica per essere creduta. Al contrario, una leadership solida e prevedibile ancora le aspettative e riduce la volatilità: quando la Fed dice “2% di inflazione”, deve essere percepita come una promessa esigibile.

Forse il punto non è chi siede sulla poltrona

ma quanto la poltrona resta ancorata alle regole. In un mondo che corre, quanto vale oggi una promessa di indipendenza? E soprattutto: i mercati credono ancora alle istituzioni, o si fidano solo dei grafici che lampeggiano sugli schermi?

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