Da uno studio di Harvard è emerso che praticare il lavoro da casa non sarebbe l’ideale. Ecco tutte le ragioni addotte
Lo smart working, soprattutto dall’emergenza Covid, è diventato ormai parte integrante del modo di gestire il lavoro di tantissime aziende.
Certo, ha i suoi pro e contro. Lavorare da casa, magari con una bella tazza di caffè o tè in mano è comodo, si evita di restare imbottigliati nel traffico e i costi si abbattono di molto. Tuttavia, secondo uno studio di Harvard, non sarebbe poi così benefico per fare carriera.
Ma anzi, limiterebbe le probabilità di scalare avanzando dal punto di vista professionale. Chi lavora a distanza, in sostanza, ottiene un numero minore di feedback rispetto a chi lavora in presenza, e questo, in un certo qual senso, andrebbe a penalizzarne lo sviluppo della carriera, inteso proprio come avanzamento professionale.
Secondo lo studio, che ha eseguito un esperimento su casi di ingegneri che lavorano da remoto, è emerso che ricevevano meno feedback dei colleghi che andavano in ufficio. Ergo, chi lavorava in presenza aveva il 21% di feedback in più dei colleghi che lavoravano da casa.
Secondo gli scienziati, l’assenza o il minor numero di feedback, sono associati anche a minori capacità di miglioramento.
Addirittura, per giovani ingegneri e donne, il lavoro a distanza ha portato a svantaggi tali da avere più probabilità di licenziarsi.
Sono tanti i lavoratori che hanno la possibilità di lavorare in smart working, ma non è semplice prendere tale decisione. In molti lo fanno, ma bisogna pesare pro e contro.
Per chi ha una famiglia, lavorare da casa è un ottimo modo per monitorare tutto o quasi, ma chi vuole avanzare dal punto di vista professionale potrebbe ritrovarsi fortemente penalizzato. Gli economisti affermano che essere fisicamente sul luogo di lavoro è importante per avanzare di carriera.
La ragione è che i datori di lavoro preferiscono la presenza di chi vuole avanzare professionalmente, parlarci subito se necessario, e questo può avvenire solo se si è presenti fisicamente sul luogo di lavoro.
Secondo i ricercatori, il punto sarebbe quello di cercare un compromesso che possa unire smart working e vantaggi per i lavoratori dal punto di vista logistico. D’altronde, sarebbe anche controproducente per imprese e lavoratori rinunciare totalmente al lavoro a distanza, perché flessibile e se gestito bene, può comunque essere molto utile dal punto di vista produttivo.
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