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Curiosità

Sai perché il cappello da cuoco è alto e ha 100 pieghe? Tutta colpa delle uova!

Pubblicato da
Federica De Febis

Il cappello da chef ha una forma molto caratteristica e riconoscibile. Scopriamo insieme la sua origine, la sua funzione e cosa c’entrano le uova.

Molte professioni, per essere svolte, richiedono delle divise particolari. A volte per questioni di riconoscibilità, come quelle delle forze dell’ordine, a volte per questioni di praticità, come nel caso degli infermieri e i sabot che portano ai piedi per affrontare le lunghe giornate.

Vi siete mai chiesti quale fosse la funzione del cappello da chef? Anche in questo caso ci sono delle ragioni specifiche, legate alla sua origine e alla praticità del lavoro in cucina.

Le origini del cappello da chef – liquida.it

Il cappello da cuoco si chiama, in gergo, toque blanche ed è riservato al capo chef della cucina. Simbolo di eccellenza e maestria, è un copricapo bianco alto, con una fascia a cingere la fronte, gonfio all’estremità e a pieghe. Perché il tocco ha proprio questa forma particolare? Conviene tracciarne brevemente le origini per capire il perché di questa bizzarra scelta.

Le origini del cappello da chef: una storia tragica

La storia del cappello da chef inizia secoli fa: secondo antiche leggende, già nel tempo degli Assiri. Il re degli Assiri, infatti, era terrorizzato dalla possibilità di essere avvelenato e impose ai suoi cuochi l’utilizzo di un copricapo ben riconoscibile e dall’aspetto regale, in modo da poterli controllare e distinguere meglio.

Un’altra affascinante leggenda sull’origine del cappello da chef ha luogo in Europa, alla corte di Enrico VII. Si narra che il re, avendo trovato un capello nel suo piatto, si infuriò a tal punto da far decapitare il povero cuoco responsabile del suo pasto, e impose da quel momento in poi l’utilizzo di un copricapo per evitare che si ripetessero incidenti simili.

Il cappello da chef ha funzioni pratiche ed igieniche – liquida.it

In tempi moderni, pare che il tocco sia entrato in uso a cavallo tra l’800 e il ‘900 grazie al celebre ed influente cuoco e scrittore francese Marie-Antoine Carême, che lavorava al servizio del re Giorgio IV nel Regno Unito. Un influencer ante-litteram, Carême prese ispirazione dal cappello indossato da un suo garzone, e disegnò il primo modello di toque che rapidamente si diffuse in tutta Europa.

L’uso in tempi moderni: ragioni igieniche e non solo

Le ragioni per cui lo fece erano igieniche, memore della debâcle del collega alla corte di Enrico VII, ma anche per conferire prestigio alla categoria. Il suo aspetto imponente serve per far individuare velocemente lo chef in cucina dal resto della brigata, e la forma alta e il tessuto, solitamente di cotone, permettono una maggiore aerazione e controllo del sudore. Anche il colore bianco del cappello, così come per la divisa, è scelto per motivi igienico-sanitari: si può lavare ad alte temperature e con detersivi candeggianti.

Quanto allo stile, la toque blanche può essere alta e con pieghe inamidate, o floscia e portata all’indietro. Forse che anche le pieghe hanno un significato preciso? Ovviamente: le pieghe, che si dice essere 100, rappresentano la conoscenza da parte di chi le indossa di almeno 100 modi diversi di cuocere le uova.

Uno dei nostri chef preferiti con il caratteristico toque – liquida.it – credits: IG antoninochef

Riuscite a elencare 100 modi di cucinare le uova? Noi arriviamo al massimo a 20!

Oltre alla maestria nel cucinare le uova, la forma alta e rigida può simboleggiare anche il carattere dello chef: se portata in questo modo, la tradizione vuole che la persona si senta superiore ai suoi collaboratori. Se la toque invece viene indossata molto gonfia e leggermente all’indietro abbiamo a che fare con un uomo autoritario e volitivo, mentre se viene appoggiata lateralmente indica uno chef borioso.

Oggi la toque ha un valore simbolico indiscutibile, ma molti chef contemporanei le preferiscono copricapi più pratici come berretti o bandane, che possano comunque assicurare il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie.

Federica De Febis

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