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Curiosità

Il gioco non vale la candela: da cosa deriva una delle espressioni più usate in assoluto

Pubblicato da
Rosa Liccardo

I modi di dire sono parte integrante della lingua italiana. La rendono colorata e vivace, ma sai da dove provengono?

Molto spesso, nella vita quotidiana, ci ritroviamo a ripetere espressioni senza sapere nemmeno da dove vengono. In realtà, molte di queste espressioni hanno radici nel passato della nostra cultura. Magari le abbiamo sentite dire dalle nostre nonne o dai nostri genitori e oggi le ripetiamo anche noi senza pensarci troppo.

Cosa rappresenta la candela nel modo di dire? (liquida.it)

Alcune volte, queste espressioni hanno origini medievali o rinascimentali, quando la società e la vita quotidiana erano molto diverse da oggi. Altre volte ancora, sono espressioni legate a fatti storici importanti che diventano parte integrante della lingua.

Il più delle volte abbiamo a che fare con metafore visive che riguardano oggetti, attività o esperienze che erano molto comuni nel passato. Nonostante si tratti di espressioni con origini passate, mantengono il loro valore anche oggi. Una delle espressioni che utilizziamo molto è: il gioco non vale la candela. Ma quale candela? E quale gioco?

Quando il detto deriva da giochi da tavolo e da santi

Prima di tutto, bisogna capire che la frase trova le sue radici in quell’epoca in cui la candela era il principale mezzo di illuminazione all’interno della casa. Questa situazione va ritrovata nelle epoche antiche e nelle epoche medievali, quando l’elettricità non era ancora stata scoperta. Accendere una candela non era un gesto banale come premere un interruttore. Richiedeva tempo, attenzione e anche particolari risorse.

Bisogna partire dalla fase di preparazione della candela. La cera doveva essere estratta e lavorata, bisognava intrecciare gli stoppini e poi la candela veniva fatta colare e lasciata raffreddare.

Anche accendere la candela richiedeva uno sforzo. Bisognava procurarsi un acciarino o un accendino. Inoltre, anche quando la candela era ormai accesa, bisognava tenerla sotto controllo per evitare che si spegnesse o che si causassero incidenti. Insomma, accendere una candela significava un certo grado di impegno e risorse.

Pare che l’origine del detto sia da ricercare nei giochi da tavolo (liquida.it)

Di solito, quando dopo cena ci si riuniva per giocare ai giochi da tavolo, come le carte o gli scacchi, c’era bisogno dell’illuminazione di almeno una candela. Quando però, la partita era scarsa o i soldi che venivano puntati erano pochi, si diceva per l’appunto che quel gioco, letteralmente, non valeva il tempo e i costi spesi per accendere la candela che illuminava la stanza.

Un’altra origine della frase è da ricercare nel mondo religioso. Le candele venivano usate, e sono usate tutt’oggi, come mezzo di intercessione tra il fedele e il Santo. Quando si chiedevano delle grazie e dei miracoli ad un determinato Santo e queste non arrivavano, si diceva che il Santo non valeva la candela. Ossia, visto che non era in grado esaudire quelle richieste, non meritava nemmeno una candela votiva. L’espressione pare arrivare dal francese “le saint ne vaut pas la chandelle”.

Rosa Liccardo

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