Giorgio Parisi: ‘Il Nucleare è una Distrazione, l’Italia ha un’Enorme Potenziale nell’Energia Solare’

Un Nobel che guarda il cielo e parla di cavi, trasformatori e scelte concrete. Un’Italia piena di sole, ma ancora legata a vecchie abitudini. La domanda è semplice: vogliamo correre davvero sul solare o restare fermi a discutere?

C’è un’Italia che ogni mattina tira su la serranda e trova luce. La senti nei balconi pieni di piante, nei tetti piani del Sud, nelle campagne che abbracciano il mare. Non serve poesia per dirlo: abbiamo tanto sole. E non è un’impressione. In molte aree meridionali ci sono oltre 2.400 ore l’anno di luce utile. È un capitale. Resta da capire come usarlo.

Qui entra la voce di Giorgio Parisi. Il premio Nobel è intervenuto a un seminario del Pd sull’intelligenza artificiale e ha rimesso i piedi per terra. Ha ricordato una cosa semplice. Abbiamo un’enorme disponibilità di energia solare, ma per sfruttarla serve un’ammodernamento della rete elettrica e più accumulo. Non bastano i pannelli. Servono fili più intelligenti, centrali pronte a modulare, impianti capaci di immagazzinare. E, senza giri di parole, ha definito il nucleare “una distrazione” rispetto ai problemi urgenti dell’Italia.

I numeri aiutano. A fine 2023 l’Italia ha superato i 30 GW di fotovoltaico installato, con circa 5 GW aggiunti nell’ultimo anno. È tanta roba, ma non abbastanza se guardiamo agli obiettivi di decarbonizzazione e alla domanda che cresce. Quando il sole picchia, la produzione esplode. Al tramonto, crolla. Se la rete non segue, sprecare è un attimo. E i prezzi impazziscono.

Cosa significa, in concreto, “ammodernare”? Vuol dire sottostazioni digitali, linee nuove dove servono, interconnessioni più robuste. Terna ha in cantiere collegamenti strategici, come i nuovi cavi tra isole e continente. Vuol dire anche usare quello che abbiamo: bacini di pompaggio sulle Alpi, che già oggi funzionano da grandi batterie d’acqua; accumuli elettrochimici vicino ai nodi critici; sistemi domestici abbinati ai tetti. Le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno partendo con incentivi in vigore dal 2024. Qui c’è un pezzo di risposta: produrre vicino a chi consuma, condividere, stabilizzare.

Il punto di Parisi, oltre lo slogan

Dire che il nucleare è una “distrazione” non vuol dire demonizzarlo. Significa guardare al calendario e ai costi. Oggi in Europa non esistono SMR commerciali operativi. Una nuova centrale richiede procedure complesse, tempi che superano spesso il decennio, capitali pubblici e privati ingenti, siti adeguati e un capitolo aperto sui rifiuti radioattivi. Intanto i prezzi dell’energia rinnovabile sono scesi e le tecnologie di accumulo corrono. Se abbiamo urgenza, ha senso mettere prima in sicurezza ciò che possiamo fare entro pochi anni.

Cosa fare domani mattina

Ecco un elenco corto, senza alibi. Sbloccare autorizzazioni per impianti su tetti, capannoni, parcheggi coperti. Spingere l’agrivoltaico di qualità, che protegge i suoli e integra l’agricoltura. Premiare l’efficienza energetica nelle case: pompe di calore dove ha senso, isolamento dove serve. Pianificare accumuli diffusi e grandi sistemi di pompaggio dove la geografia lo consente. Far crescere le comunità energetiche con regole semplici. E rafforzare la rete elettrica: senza una rete forte, ogni kilowatt verde rischia la fila al casello.

C’è anche un tema culturale. Vedo tetti vuoti, a mezzogiorno, in città che brillano di caldo. Vedo scuole con bollette altissime e cortili senza pensiline fotovoltaiche. Non mancano le soluzioni. Mancano decisioni chiare, tempi stretti, cantieri aperti.

Parisi non ha venduto un sogno lontano. Ha indicato un lavoro concreto. Tocca a noi, adesso, domandarci se vogliamo ancora inseguire miraggi o se preferiamo piantare pali, tirare cavi, accendere inverter. Fuori c’è luce. La domanda è semplice: quanta ne lasceremo andare via domani, al tramonto?