Se migliorano i dati relativi alla disoccupazione, in Italia le stime che riguardano la povertà assoluta sono inquietanti
Si continua probabilmente a sottovalutare l’impatto che la crisi economica sta avendo sul nostro Paese. In realtà, la situazione è tra le più drammatiche della storia recente e milioni di famiglie, oggi, sono sull’orlo della povertà assoluta.
La nostra economia fa segnare alcuni dati certamente positivi, come non se ne vedevano da tempo. Secondo i dati diffusi dall’Istat, infatti, nel mese di maggio il tasso di coloro che risultano attualmente attivi è salito al 61,1%, mentre le persone in cerca di lavoro sono diminuite dello 0,7% rispetto ad aprile 2023.
Come ben sappiamo, uno dei dati storicamente più drammatici della nostra economica è quello della disoccupazione che, sempre secondo il report Istat, è scesa al 7,8% (-0,1% se confrontato con quello di aprile), con quella giovanile che scende al 20,4% (-1,4% rispetto al mese precedente).
Eppure, la situazione continua a destare preoccupazione, soprattutto per via dei rincari che hanno colpito sostanzialmente tutti i settori, dall’energia, con il caro-bollette, che ha portato i costi di luce e gas a cifre esorbitanti, passando per il caro-carburante e gli aumenti su diesel e benzina. Problema che ha colpito soprattutto chi il mezzo lo usa per lavoro. E poi gli aumenti del costo delle materie prime e degli alimenti, tanto che fare la spesa per tantissimi italiani è diventato un vero e proprio incubo.
Tutto questo è alla base dell’allarme sulla povertà assoluta che arriva dalle stime diffuse dalla Caritas, da sempre vicina agli ultimi. Ovviamente, a pagare maggiormente dazio è il Mezzogiorno. L’Italia, infatti, non ha mai effettivamente affrontato il problema atavico della della Questione Meridionale.
Il Centro, soprattutto, e il Nord, infatti, viaggiano a una velocità nettamente superiore rispetto al resto del Paese. Al Nord la povertà assoluta si stima attorno all’8,6%, anche se nel triangolo industriale Genova-Milano-Torino si scende anche all’8%. Ma fa ancora meglio il Centro, con zone come Toscana, Marche, Umbria e Abruzzo che si assestano sul 7,3%, facendo registrare il miglior dato nazionale. Situazione totalmente diversa per il Meridione.
Secondo le stime, nel 2022 la percentuale delle famiglie povere al Sud si aggirava attorno al 10%, oggi, purtroppo, il dato va aggiornato al 13,2% se si considerano regioni come Campania, Calabria, Molise, Puglia e Basilicata, non a caso quelle dove si percepiva maggiormente il Reddito di cittadinanza, abolito dal Governo presieduto da Giorgia Meloni.
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