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Lucio Dalla - le Parole incrociate.wmv

Un po' di storia patria sulle parole di Roberto Roversi. [e.g.] Il testo: «Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano; correva il Novantotto, oggi è un anno lontano. I cavalli alla Scala, gli alpini in piazza Dom. Attenzione: cavalleria piemontese, gli alpini di Val di Non. Chi era Humbert le Roi? Comandava da Roma; folgore della guerra, con al vento la chioma. La fanteria stava a Mantova, i bersaglieri sul Po. Attenzione: fanteria calabrese, i bersaglieri di Rho. E chi era Nicotera, ministro dell'interno? Sole di sette croci e fuoco dell'inferno. All'Opera il Barbiere, cannoni a Mergellina. Attenzione: spari capestri e mazze da sera alla mattina. Di pietra non è l'uomo l'uomo non è un limone e se non è di pietra non è carne per un cannone. Cavallo di re la figlia di un re l'ombra di un re e la voglia di un re. Soltanto chi è re può contrastare un re. Il gioco dei potenti è di cambiare se vogliono anche la corsa dei venti. E i limoni a Palermo? Pendevano dai rami, coprendo d'ombra il sangue di poveri cristiani. Chi era Pinna? Un questore, a Garibaldi amico. Attenzione: fucilazioni in massa, dentro al castello antico. E la tassa sul grano? Tutta l'Emilia rossa s'incendia di furore, brucia nella sommossa. Stato d'assedio, spari, la truppa bivacca. Attenzione: lento scorreva il fiume da Cremona a Ferrara. Che nome aveva l'acqua trasformata in pantano? Macello a sangue caldo di popolo italiano. Un'intera brigata decimata sul posto. Attenzione: i soldati legati agli alberi, agli alberi del bosco. L'uomo non è di pietra l'uomo non è un limone poichè non è di pietra neppure è carne da cannone. Quando la vecchia carne voleva il macellaio fu presto impiccato; e un re da cavallo è anche sbalzato e in mezzo al salnitro precipitato, come al tempo del grande furore quando il vecchio imperatore a morte condannava chi faceva l'amore. Sei le colonne in fila, il gioco è terminato. Nel bel prato d'Italia c'è odore di bruciato. Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende. Attenzione: dentro ci siamo tutti, è il potere che offende».

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