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  • Notizia del dalla Redazione di Liquida

    Quei posti di lavoro che nessuno vuole

    Secondo l'Istat nel primo trimestre 2012 il tasso di posti vacanti è sceso dello 0,7%. Ma i numeri del mercato del lavoro italiano restano impietosi da questo punto di vista, con almeno 100mila posizioni che non trovano candidati

    Quei posti di lavoro che nessuno vuole

    © Getty Images

    Il primo trimestre del 2012 in Italia vede scendere il tasso di posti vacanti nei settori dell'industria e dei servizi. Secondo l'Istat la percentuale dei posti di lavoro che rimangono scoperti a causa di un disallineamento tra domanda e offerta sarebbe pari allo 0,7%, in calo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Più alto il numero di posti vacanti nel settore dei servizi (0,8%) rispetto a quello del settore secondario (0,6%). All'interno dell'industria il tasso di posti vacanti segna una diminuzione tendenziale di 0,2 punti percentuali nelle attività manifatturiere e di 0,3 punti percentuali nelle costruzioni, mentre nel terziario vanno bene alloggio e ristorazione (che crescono dell 0,5%) e restano invariati trasporto e magazzinaggio.

    Quello dei posti di lavoro per i quali la domanda delle imprese resta inevasa è un paradosso dell'economia italiana. In un momento di recessione come quello attuale, con i tassi della disoccupazione che restano alti, molte aziende non riescono a trovare candidati per migliaia di posizioni. Secondo Unioncamere sarebbero almeno 100mila i posti vacanti, lavoratori introvabili che secondo i calcoli dell'associazione potrebbero trovare occupazione per un terzo circa (31.790) nella grande impresa e per il resto (61.720) nelle piccole e medie imprese.

    Quali sono le posizioni per le quali la domanda rimane maggiormente inevasa? Sempre stando ai dati di Unioncamere le categorie lavorative che trovano difficoltà alla domanda di occupazione sono almeno 25. In particolare le Pmi hanno bisogno di oltre 1.500 operai addetti ai macchinari, 960 alle macchine movimento terra, 810 operai tessili e dell'abbigliamento, 3.330 riparatori di impianti, 1.820 fabbri, 7.460 operai edili specializzati, 2460 saldatori e carpentieri, 1.840 tecnici ingegneri, 1.100 chimici e fisici, 880 tecnici matematici, 820 falegnami, 500 ingegneri.

    Le grandi imprese invece sono alla ricerca di ingegneri (1381), manager gestionali (1840), esperti di marketing (1640), e poi 1.920 tra matematici e fisici, 1.140 commercialisti e specialisti bancari, 1.740 infermieri e paramedici, 1.640 cuochi e addetti alla ristorazione, 880 autisti, 1.310 montatori e riparatori impianti ma anche 520 saldatori, 330 operai specializzati.

    A dare maggiore significato ai numeri il fatto che le professionalità che pongono più difficoltà coprono il 20,6% delle assunzioni programmate dalle grandi aziende ed il 19,9% per le Pmi. Emblematico l'allarme arrivato pochi giorni fa dal Veneto. A lanciarlo la Cisl, che ha parlato di migliaia di posizioni lavorative di buon profilo ed adeguata retribuzione non occupate nell'industria e negli altri settori. Un fenomeno che costringerebbe le imprese a rivolgersi ai lavoratori pensionati. "Sono rimaste le uniche figure dotate di competenza e disponibilità a ricoprire certe mansioni" spiega il direttore di Confindustria Veneto Gianpaolo Pedron.

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